The Great Gatsby – Jack Clayton

29 08 2008

 

Gatsby (Robert Redford), uomo divenuto ricchissimo dopo la prima guerra mondiale, è solito organizzare nella sua stupenda tenuta grandi feste, dove tutta la nobiltà dell’epoca passa incantevoli serati danzanti. Intorno a Gatsby c’è un alone di mistero perché non appare quasi mai.

 

L’eleganza di Redford ben si incontra con il personaggio, che è circondato da oggetti che testimoniano le sue incredibili ricchezze. Un tormento però l’assilla, l’amore per Daisy che non lo ha aspettato ed ha sposato un altro. Riesce a recuperare il suo amore, grazie alla conoscenza di Nick cugino della stessa, ma un marito geloso renderà la situazione molto complicata.

Il film del 1974, succede al libro di Scott Fitzgerald edizione originale del 1925.

 

Un film lento rispetto ai nostri giorni, con delle atmosfere ormai lontane. Ho acquistato questo film dietro consiglio, mi aspettavo una trama costruita con maggior enfasi, però effettivamente analizzando il contesto e l’epoca, si evince che lo scopo non era quello di creare sensazioni forti allo spettatore, ma mostrare uno spaccato di quei particolari anni. Sicuramente, una pellicola di vedere per ammirare il giovane Redford, nel fiore della sua nota bellezza e bravura.

 

Premiato con l’oscar per la colonna sonora (Nelson Ridde) e i costumi (Theoni V. Aldredge), stupisce l’eleganza assoluta di Gatsby. Interpreti principali: Robert Redford, Mia Farrow, Scott Wilson, Sam Waterson, Bruce Dern. Regia Jack Clayton.

 

Alessandro

 





Friday Night Lights – Peter Berg

26 08 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo è il primo film di cui parleremo, narra la storia della squadra di Football Americano di Odessa Texas: i Permian Phanters. Sono appassionato di questo sport, e tra i molteplici film sul genere(Even Given Sunday, The Programm, Remember Titans, ecc..) questo è quello che considero meno cinematografico e più realistico. Tratto dall’omonimo libro di Bissinger, lascia in secondo piano effetti speciali e sonori, proponendosi di mostrare agli spettatori il lato più oscuro e sicuramente meno spettacolare, di uno sport che negli Stati uniti D’America raccoglie ancora oggi incredibile seguito e successo.

 

Siamo nel 1988 e la cittadina di Odessa, povera e priva di grossi divertimenti e possibilità per i giovani, é totalmente concentrata sulla squadra locale, c’è il quarterback silenzioso e introverso, lo scapestrato ossessionato dal padre ex giocatore, il fuoriclasse spocchioso, l’allenatore che cerca di mettere insieme una squadra motivata a vincere il campionato nazionale.

 

La trama pur non essendo originalissima, rappresenta molto bene la sensazione di tensione subita da questi ragazzi, a mio parere ancora troppo giovani per assumersi tali responsabilità, lo sport dovrebbe essere vissuto anche come momento ludico.

 

L’epilogo sarà la finale del campionato che eviterò di descriverVi.

Nei contenuti speciali è filmato l’incontro dei personaggi reali dopo 15 anni dalla famosa partita, tutti ancora con ricordi di quel giorno vividi nella mente, cosa che m’interroga sul come le persone possano condividere un momento così importante e non abbiano mai sentito prima della produzione l’esigenza di ritrovarsi. Il film incrocia la realtà, espressa nella tristezza del fuoriclasse che ha dovuto rinunciare ai suoi sogni di gloria.

 

Sicuramente un lungometraggio sul football vero, apprezzato dalla nicchia di appassionati italiani. Produttore Brian Grazer, regia Peter Berg, personaggi principali Billy Bob Thornton, Derek Luke, Jay Hernandez, Lucas Black. Colonna sonora degli Explosions in The Sky.

 

Mojo, è il grido di battaglia dei Permian Panthers, e nelle popolazioni Afro-Americane rappresenta un momento magico. Per coloro che vorranno seguire i risultati di questa stagione dei Phanters, Vi informo che la prima partita è prevista per il 5 Settembre contro il San Angelo Central.

 

Alessandro





Nuova Categoria Libri

22 08 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ieri, ho inserito all’interno del Blog la categoria Libri con l’intenzione di recensire (oddio che parolone), i libri dal sottoscritto letti.  Commenti, giudizi, e consigli di lettura.

 

Essenzialmente, scelgo un libro solo se qualcuno stuzzica la mia curiosità nel raccontarlo, o ne sono attirato al tatto. Il carattere, la copertina, hanno per me un peso nella scelta, insieme alla “fantasia” del momento.

 

A breve inserirò anche una categoria Film, con i medesimi presupposti.

 

Alessandro

 





Una Piccola Storia Ignobile – Alessandro Perissinotto

21 08 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Era da qualche anno che non leggevo un libro. Eppure, in vita mia ho “divorato” tante pagine. La sera quando ritorno a casa, dopo una giornata con gli occhi puntati sul computer, il telefono che suona, la stampante con il suo “inceppamento carta”, la voglia di continuare a concentrarmi su qualcosa di scritto non c’era proprio.

Nei primi giorni di Luglio mi trovavo a Venezia per una vacanza rigenerante, ed una sera mentre passeggiavo in una piccola libreria vedevo una decina di libri esposti tra cui quello in oggetto.

Non lo compro, anche se mi aveva attratto. Aveva qualcosa che non sapevo spiegare, forse era l’atmosfera che vivevo in quei particolari giorni.

Ed infatti il giorno dopo, preso dal ripensamento convinco i miei accompagnatori a fare una deviazione al programma, e ritornare nella “calle incriminata” per acquistarlo.

La storia narrata, è quella di Anna Pavesi psicologa disoccupata e separata, che per necessità economiche accetta l’incarico di ritrovare la sorella scomparsa di una rampante manager della Milano “bene”.

Il libro scorre molto bene, mai pesante, l’autore Alessandro Perissinotto stupisce per l’accuratezza nella costruzione del personaggio principale, che essendo una donna poteva risultare poco reale, invece costruisce molto bene i contorni della figura. Il risultato è a mio parere molto aderente alla realtà.

L’ambientazione è tra Milano e Bergamo, ed in particolare quest’ultima è descritta nella sua reale dimensione urbana, al punto tale che a volte mi sentivo letteralmente “intirizzito” nella lettura,e io stesso nella nebbia  infreddolito.

Non amando particolarmente i libri con eccessi descrittivi, ho apprezzato  la misura che l’autore ha utilizzato per delineare le situazioni, e la contemporaneità in cui si svolgono gli eventi.

Il titolo non mente, una piccola storia di provincia, normale ma raccontata mantenendo sempre viva l’attenzione del lettore.

Ho ricominciato a leggere anche grazie a questo libro, per cui lo consiglio a coloro che vogliano una lettura non troppo impegnata, ma piacevole e ben scritta.

Alessandro

 





Indice Miseria Città Americane

19 08 2008

 

 

La mattina non appena ho a disposizione una postazione PC, uno dei primi siti su cui vado a curiosare è senz’altro Forbes (http://www.forbes.com/). Lo considero un modo per iniziare bene la giornata, un rito, un gesto ormai quasi automatico.

 

Poi…, gli articoli sull’uomo più ricco di tutti, sul lavoro più redditizio, sul più popolare mondo virtuale, e via dicendo, sono a mio parere imperdibili…….

E infatti oggi girovagando, cosa trovo: “La classifica delle città più miserabili”, articolo di Gennaio 2008.

 

Essenzialmente la classifica è basata su l’indice di miseria creato da Arthur Okun affiancato al punteggio di miseria, nello specifico così articolati:

 

  • MISERY INDEX: PRODOTTO TASSO DISOCCUPAZIONE * TASSO INFLAZIONE
  • MISERY SCORE: SOMMA ATTIVITA AZIENDALI + ATTIVITA PERSONALI + TASSE SULLE VENDITE IN PAESI DIVERSI 

 

Inoltre Forbes, introduce altri parametri come:

TEMPO LIBERO, METEO, CRIMINALITA’, PRESENZA RIFIUTI TOSSICI.

 

Il risultato vede Detroit come fanalino di coda, dovuto anche alla crisi del settore automobilistico, non in ottima posizione Los Angeles causa inquinamento atmosferico e New York in ascesa negativa per il 2008 dovuta ad un’elevata pressione fiscale sugli abitanti.

 

Secondo voi in Italia chi vincerebbe la medaglia d’oro per “la città più miserabile”????

 

Alessandro





Traduzione Automatizzata Lingua Inglese

12 08 2008

 

Non sono un estimatore di coloro che nel loro normale discorrere infilano termini inglesi tipo:

 

Miss understanding, effort, gain, problem solving, teenager, meeting e via così…., anzi mi viene una specie di nervoso che mi spinge a prendere una mazza da baseball (per rimanere nel contesto anglofano), e sistemarli una volta per tutte.

 

Gli ho osservati, sono i classici “fighetti” moderatamente brillanti che utilizzano questa fraseologia comune in maniera automatica, senza magari avere una conoscenza reale della lingua inglese, i paninari uniformati del 2000. Come se il poter a volte mettere in difficoltà l’interlocutore sia un rafforzativo della propria cultura.

 

Lo considero come indossare giacca e cravatta per andare al mare, sempre elegante ma altamente fuori contesto.

 

Fatti due conti però, non possiamo picchiarli o tentare la loro estinzione, e risulta un dato di fatto che conoscere l’inglese è ormai diventato assolutamente necessario.

Da qui l’idea di tradurre i miei post in lingua inglese, tenendo presente che:

 

1.   Non conosco a tal livello la lingua in oggetto.

2.   Non è per me conveniente pagare uno specialista del settore.

 

Detto ciò, da buon italiano devo trovare una soluzione accettabile dalla moltitudine, ma forse non particolarmente gradita dai linguisti. Sono diventato un “fighetto”, dovrei prendermi a mazzate!

 

Si può usare il famoso strumento per le lingue di google, gratuito e semplice ma trattandosi di una traduzione automatizzata non è mai paragonabile al lavoro di un traduttore in carne ed ossa.

 

In poche parole funziona così: si inseriscono nel computer miliardi di parole o esempi di traduzione umane, applicando tecniche di apprendimento statistiche per creare un modello di traduzione.

 

Fatto ciò intervengo io (e qui il problema è insuperabile per ora!!!), per cercare di dare un senso compiuto a quanto prodotto dal sistema.

 

Credo che sia meglio comunicare male che non farlo per niente, e che il concetto sia acquisibile anche in forma “claudicante”, fermo restando l’intento giornaliero di migliorare un qualcosa necessario per raggiungere lo scopo di scambio e conoscenza mondiale.

 

Alessandro